Pani Gialli d’Autunno

Il pane giallo è amato e conosciuto nel nord Italia e nell’alta Toscana. Rappresenta , per quanto mi riguarda, un magnifico protagonista della tavola autunnale. La versione salata è gustosa  già di per se, è sufficiente accompagnarla con un cubetto di formaggio per avere una merenda agreste e saporita. Non nego che tostando le fette leggermente , diventano sublimi intinte in zuppe rustiche di verdure e di legumi. Quindi provatele!

Stessa soddisfazione per la versione dolce, arricchita con uva sultanina e spolverata di zucchero. Perfetta per merenda e colazioni belle rustiche,  gioiosamente campagnole ed energetiche.

Questo tipo di pane lo trovo favoloso in questo periodo dell’anno, la farina di mais, come la farina di castagne sono le due farine regine dell’autunno e dell’inverno. Lo conoscete? Lo avete mai provato?

Bene, vi racconto come lo preparo io.

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Pane giallo con uvetta e zucchero

Prendo mezzo chilo di farina di mais e mezzo chilo di farina semi integrale, le mescolo bene con un cucchiaio di legno, aggiungo l’acqua, una presa di sale e il lievito di birra con un cucchiaino di zucchero.

Divido il composto in due ed in uno aggiungo l’uvetta sultanina , precedentemente ammollata e lavata.

Poi attendo dalle tre alle cinque ore, faccio lievitare i due panetti in un posto dove non ci sono spifferi d’aria in una ciotola di vetro coperti da un canovaccio da cucina.

Inforno poi a 180° per cinquanta minuti, un’ora al massimo. Mi ricordo di spolverare di zucchero il panetto con l’uvetta. Se lo dimentico non fa niente, anche senza sarà delizioso.

Le sere d’ autunno mi ricordano te
I boschi giacciono bui, il giorno si scolora
ai bordi dei colli in rosse aureole.
In un casolare vicino piange un bimbo.
Il vento se ne va a passi tardi
attraverso i tronchi a raccogliere le ultime foglie.

Poi sale, abituata ormai da lungo ai torbidi sguardi,
l’estranea solitaria falce di luna
con la sua mezza luce da terre sconosciute.
Se ne va fredda, indifferente, per il suo sentiero.
La sua luce avvolge il bosco, il canneto, lo stagno e il
sentiero
con pallido alone melanconico.

Anche d’inverno in notti senza luce
quando alle finestre vorticano danze di fiocchi
e il vento tempestoso, ho spesso l’impressione di
guardarti.
Il piano intona con forza ingannevole
e la tua profonda e cupa voce di contralto
mi parla al cuore. Tu la più crudele delle belle donne.

La mia mano afferra alle volte la lampada
e la sua luce tenue posa sulla larga parete.
Dalla antica cornice la tua immagine oscura guarda
mi conosce bene e mi sorride, stranamente.
Ma io ti bacio mani e capelli
e sussurro il tuo nome.

Hermann Hesse

Alla prossima,

Tatiana

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