LEI, distillato alchemico di pura armonia tra cosmo e uomo. Alessandra Paolini ci racconta l’esistenza, le attitudini e la personalità della cultivar Grossa di Cassano.

Ciao a tutti! Come promesso la scorsa settimana portiamo avanti le intervista di presentazione dei prodotti dell’azienda agricola Doria situata nella Contrada Mandria di Nola Doria frazione di Cassano allo Ionio, provincia di Cosenza.

Oggi scopriremo LEI, che è la protagonista generosa di queste terre; una regina della terra e del palato perché tocca il Cosmo e l’Uomo, in ugual maniera; con la stessa forza travolgente.

LEI è la Monocultivar Grossa di Cassano.

“A stupire per il suo profilo olfattivo elegante ed equilibrato è stata Lei, monocultivar di grossa di Cassano (o cassanese), un olio che racchiude in sé il carattere della terra calabrese, con sentori di erbe aromatiche mediterranee e note di pomodoro, cardo ed erba tagliata. “ (Michela Becchi per Gambero Rosso)*

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Quando è nata?

Il 25 novembre del 2007.

Delle ruote al posto delle ali, si sarebbe detto un camion invece che una cicogna, e Lei arrivò in un giorno di fine pioggia d’autunno.

Uno di quei giorni in cui non bastano i colori a toglierti la melanconia e nessuna giacca ad impedire che l’umidità tocchi l’anima.

Arrivò ed io un ulivo così piccolo non lo avevo mai visto. Non era un pesco, non era un agrume, non era neppure la nostra maestosa Catananna. Era una specie di virgulto. E il pensiero che la avevo scelta per il futuro, mi lasciava interdetta.

Presto mi convinse che quello era il posto per Lei.

 

Come è nata?

Come sempre accade: dopo un faticoso travaglio. Un’idea feconda e un germe di futuro con una gestazione lunga e impegnativa.

Mi ero vista costretta ad estirpare, con grande dolore, un vigneto da uva da tavola e ora volevo sul quel campo, a Mandria di Nola, su un terreno in pendenza nel cuore aziendale, qualcosa che fosse alleato dei secoli: un uliveto. Volli Lei, la Grossa di Cassano.

Come viene accudita?

Con costanza e cura in modo tale da consentire una crescita armoniosa delle piante e una gestione razionale delle operazioni colturali. Lei viene potata annualmente e vengono tolti i polloni. Sono operazioni volte a garantire una produttività costante e una vegetazione sempre nuova.

Che tipo di educazione ha ricevuto?

L’abbiamo educata mantenendo fede alla tradizione ma sapendo anche che vive nei nostri giorni, nei nostri tempi, in un’era di globalizzazione e confronto. Lei è educata al rispetto dell’ambiente e del territorio, cresce rigorosamente in un regime di agricoltura biologica, ha un sistema di irrigazione per gestire le sfide attuali: mutamenti  climatici, produttività costante,  e altissima qualità nella produzione degli extravergine. Abita  in un ecosistema vario caratterizzato dalle infinite erbe spontanee che crescono ai suoi piedi e che nella stagione attirano gli insetti e le api amiche.  La sua crescita è indirizzata con tagli personalizzati che le consentono di esprimere la sua potenza e la sua vigoria nell’ampiezza della chioma, piuttosto che nell’altezza del tronco. Vogliamo che Lei sia sempre verde, tanto verde e che abbia un’altezza tale da consentire che tutte le operazioni necessarie per la sua cura avvengano da terra, dalla potatura, alla raccolta, alla spollonatura. Questo ci sembra importante per poter lavorare noi in estrema sicurezza, per poter perseguire una razionalizzazione dei costi e con una gestione fitosanitaria molto efficace in quanto una chioma bassa  si può  curare meglio sotto tutti i punti di vista.

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Quali sono le sue passioni?

Il suo territorio, Lei ama profondamente il suo territorio perché è in esso che riesce ad esprimersi al meglio.

Ma tante altre sono le sue passioni, il sole che scalda le sue zolle e stimola le sue radici a partire, il vento, la brezza che tiene asciutta l’aria e scaccia l’umidità e tutte le stasi infide che ne derivano. Il Pollino, le sue vette indomite, il profilo del Gigante dormiente che veglia sulle sue chiome e dalle cui pendici scende a valle l’acqua ricca e complessa che riposerà nelle falde da cui Lei si disseterà, portando la forza e la maestosità del Monte, nelle sue vene, nella sua linfa, nei suoi frutti, nel suo olio.

Le avversioni

Non tollera gli eccessi. Tutti i fenomeni atmosferici estremi. Il gelo dell’aria e dell’avidità. Così come soffre l’aridità umana e metereologica. Non sopporta lo sfruttamento, del proprio terreno, delle proprie drupe, della propria fecondità in campo e fuori dal campo. Non sopporta chi si approfitta di Lei e di ciò che negli anni ha costruito. Non sopporta l’ignoranza e la presunzione (che spesso vanno di pari passo) le mode e gli interessi trasversali e sotterranei.

Lei è innamorata?

Sì, con follia e leggerezza. Con fedeltà e ardore. Il suo innamorato è un papavero, un gioioso, coraggioso, imprevedibile papavero vestito di rosso e stupore. Lei lo abbraccia con il manto della sua chioma e lui accudisce le sue forti radici, in questa simbiosi  la primavera li trova sui campi, sotto un cielo buono. Fra mille fiori e infinite erbe lei ha scelto lui, bello senza volerlo e senza saperlo per la sua anima generosa che veste l’estate di colore.

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Lei ha molti amici?

Moltissimi. Con un nome, un volto, una storia, degli sguardi e delle mani che amorevolmente si spendono per lei, persone che la accudiscono e seguono la sua crescita, persone che conoscono i suoi rami, la sua vita, le sue zolle, le sue debolezze e la sua forza, che la proteggono e che da sempre credono in lei. Ma Lei ha per amici anche i grilli e le cicale che riempiono le sue estati di canti e smemoratezza, le lucertole che si addormentano sul dorso dei suoi rami, le coccinelle, le lumache, le formiche, le nuvole,  le rane e i girini che saltano nei suoi fossi di confine, le gazze ladre che si lanciano in picchiata e le maestose regali aquile che con i loro voli immobili cerchiano il suo territorio. E ancora le rondini e i passeri, e i fili d’erba  e i fratelli lecci,  possenti e antichi  che vegliano su Lei. Le operose formiche e le provvide api. I calabroni, i cedri e il bergamotto. Tutto ciò che la racchiude in un solido abbraccio.

Ma Lei ha tantissimi amici anche fuori dai suoi confini, lontano dalle sue zolle, alcuni dei quali che magari non vedrà mai, ma ai quali manda il senso del suo crescere,

Che rapporto ha con il passato e con le tradizioni?

Lei è il passato. Un passato vivo e vitale. Lei è le distese che si spandevano maestose lungo le terre opulenti. Un passato che è tornato, inconsapevolmente, nella nostra azienda, a distanza di tanti, tantissimi anni, con la forza di qualcosa che c’era già stato e vi aveva lasciato un richiamo invincibile. Lei è tornata in una terra dove le generazioni si sono susseguite e dove il passato ha il valore di un testimone che si prende e si porta perché si è visto qualcuno, prima di noi, che ha fatto il proprio tratto di strada, con fatica e passione, per lasciarlo nelle nostre mani.

 Come vede il suo futuro?

Difficile rispondere. Lei è molto radicata, perché è così che vuole essere, per il benessere dei suoi rami e dei suoi frutti. Radicata nel presente, nell’ora, nello sforzo attuale per dare il meglio di ciò che può dare.  Il futuro è un’ipotesi, una qualche immagine che danza portata dal vento fra le fronde, ma si costruisce nel presente, abbracciando le sfide, per quando dolorose e difficili possano essere. Lei, nella ciclicità della natura, vivere ogni stagione come l’unico scopo che ha.

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Qual è il suo rapporto con gli altri, con quali persone preferisce interagire?

Parlando di persone, con gli onesti. Gli onesti di cuore e di mente. Le persone coerenti, coraggiose. Coloro che hanno il calore delle scelte portate con fedeltà e l’umiltà di un percorso intrapreso perché ritenuto giusto e non per vanagloria o interessi terzi.

Quale stagione preferisce?

L’inverno per il profondo letargo in cui sprofonda.

Per quei tonfi che a volte si avvertono nell’aria a richiamare gli echi del silenzio.

Per le brume e le cesoie. Perché siamo vicini, vicini vicini, noi ad aiutarla a crescere tagliando dove è superfluo. Per l’immobile fissità della notte, interrotta soltanto da lontani fischi. Per i treni che raschiano la notte e le rotaie.

La primavera, per il risveglio delle radici, per la linfa che riprende vigore e spinge verso l’alto, per le gemme che si muovono, per i tepori, i tramonti e le albe, per le nuove erbe, per la trincia che riprende ad andare, per le prime gocce d’acqua che pensiamo per lei. Per gli stormi che attraversano il cielo, per noi che, vicini vicini, togliamo i polloni che rubano inutilmente linfa. Per le api, per i nuovi frutti promessi e sperati.

L’estate, per il tripudio di colori, per i campi ebri di colori, per le lucertole immobili sui tronchi, per i profumi inebrianti, per il ponente, maestoso mantello che le spettina i rami. Per la brezza che arriva dal mare risorto. Per le zolle disegnate dal sole. Per noi che la irroriamo con amore. Per noi che la dissetiamo con amore. Per i voli dei rapaci, per i canti incessanti delle cicale, per i grilli, le operose formiche, per le notti accompagnate dalle civette i fischi dei treni lungo le rotaie. Per gli stoppie e i cardi ai cigli dei campi. Per i confini di fichi d’india carichi di sole e doni. Per il gracidare delle rane.

L’autunno per la promessa a compimento. Per i manti di reti che cingono dolcemente il colletto delle radici. Per noi che raccogliamo il frutto del nostro lavoro e del nostro amore. Per le voci fra i filari, per il via vai concitato e allegro, per le ruote che passano lungo la carreggiata. I bins colorati, per noi che accarezziamo le foglie e i tronchi in perenne gratitudine e sorpresa.

Per i giorni che ritornano brevi e si accovacciano intorno al nostro lavoro e le albe che tardano ad arrivare e le sere che non si fanno aspettare e noi , vicini come vicini siamo per tutte le stagioni.

Lei ama tutte le stagioni, e tutte le stagioni amano Lei.

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Lei e la vanità

La vanità in senso etimologico del termine non le appartiene. Se invece parliamo di leggerezza, di giocosità sì, sono  vezzi che le appartengono. Forse perché è immersa nella terra, ha radici che spinge sempre di più nel profondo nella difficoltà di una crescita, di una stabilità, per questo ama poi liberarsi nell’aria, nel gioco. Da qui la vanità per la scelta del colore che doveva contraddistinguerla in etichetta (impossibile non optare poi per il colore del mantello del suo amato papavero), da qui la voglia di piacersi nel packaging, da qui la ricerca estetica del bello, dell’armonia che non fosse però fine a se stessa o sfrenato inseguimento delle mode, ma fosse il modo per trasmettere la sua essenza nel suo presentarsi.

Lei e la pigrizia

Lei e l’ozio. Sì. Ama la quiete e il riposo, e ancor più ne necessita, per crescere, per portare frutti, perché i suoi frutti siano pieni. Ama perdersi negli occasi, nei naturali ritmi del Creato, senza forzature. Ama andare oltre le abituali fatiche per valorizzare e dare senso lento ma costante. Come è il suo crescere nella terra e come è anche il suo crescere fra coloro che la apprezzano e la cercano. Nessuna accelerazione, nessuna forzatura, nessun picco, ma un diffondersi grazie al lavoro, alla passione e all’amore che ha incontrato.

Lei e la superbia

Una bella accoppiata anche qui, ma anche qui direi orgoglio più che superbia. Superbia no, ben cosciente che il panorama olivicolo ha bellissime realtà e che ogni ottimo extravergine qualitativamente parlando ha sfaccettature diverse e tutte ugualmente valide nella propria diversità, la superbia non le appartiene. L’orgoglio sì. L’orgoglio di rappresentare la rivincita di una terra, di una cultivar, di un modo di pensare un panorama olivicolo diversamente da come lei lo ha rappresentato. Ma anche l’orgoglio di non scendere a compromessi. Di non accettare mentori. Di non subire il timor reverenziale di scopritori di talento. L’orgoglio di essere e voler essere solo ciò che è: il prodotto di un lavoro di squadra, dove al centro c’è l’impegno, la coerenza e la costanza.

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Lei e l’invidia

Mondi paralleli che non si incontreranno mai.

Lei e la gola

Un binomio che si gioca spesso. Lei e la gola. La golosità, una golosità che si declina nell’essere ghiotti di buono. Di cose buone. Di bene. Ma anche più semplicemente Lei e il gusto. La cura e la considerazione per il cibo, per il valore del cibo e per ciò che il cibo rappresenta.

Lei e l’avarizia

Inconciliabili. Lei è di natura generosa, nell’essenza. Nei profumi ricchi, complessi, immediati, mediterranei, avvolgenti, suadenti. E’ generosa nei sapori, nei rimandi, nella solarità, nel radicamento, nella risposta alla terra e a chi la ama.

Lei e l’attaccamento alle cose materiali

Attaccamento ai beni del Creato. Al sole, alla luce, alla pioggia, alla terra, al vento. Forte, fortissimo, inscindibile e subliminato in vita, quella che nelle sue vene trasforma questo attaccamento in frutto e cibo che, in una catena meno tortuosa di quanto sembri, si trasforma da attaccamento in amore.

 Lei e l’ira

Un appuntamento indeclinabile. L’ira che le scuote le fronde, le agita le foglie, le avvolge in turbinio i frutti.

Quando il vento è avverso, quando l’aridità la sfianca, quando l’uomo la calpesta, quando il cosmo diviene un posto inabitabile. Quando qualcuno lancia da un finestrino un fiammifero di odio, che sia fuoco, che sia immondizia, che sia invidia, che sia truffa, che sia indisponenza, o sopruso, o semplice, maledetta accidia.

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Se volete conoscere Alessandra Paolini e l’Azienda agricola Doria eccovi il link: https://tatianakepos.com/2018/02/13/conversazioni-con-alessandra-paolini-lazienda-agricola-doria-e-i-suoi-extravergine/

Tutte le foto presenti in questo articolo sono di proprietà di Alessandra Paolini e Simone Maviglia. Sono state cedute a TatianaKepos.com per completare l’intervista con delle immagini.

Facebook : https://www.facebook.com/agricoladoria.alessandra

Instagram : https://www.instagram.com/alessandra.paolini/?hl=it

Sito web :   http://www.agricoladoriasrl.it/

Se volete leggere l’articolo di Michela Becchi “Oli d’Italia 2017. Miglior monocultivar: Doria di Cassano Allo Ionio”  scritto per Gambero Rosso vi lascio il link qua: http://www.gamberorosso.it/it/michela-becchi/1045080-oli-d-italia-2017-miglior-monocultivar-doria-di-cassano-allo-ionio

Alla prossima,

Tatiana

 

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