Il vitigno autoctono Prié Blanc e un vino per brindare alla sua purezza

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Crediti: Cave Mont Blanc

 

 

Ciao a tutti, bentornati!

Oggi vorrei proporvi un ottimo vino; per quanto mi riguarda c’è sempre un motivo per brindare alla vita!

Da molti anni ho il piacere di degustare i vini della Valle d’Aosta e la mia intenzione è quella di proporli anche sul blog così da segnalare sempre più le eccellenze italiane.

Questa volta ho pensato di mettere l’accento sul vitigno, a mio avviso molto particolare, che produce questa bollicina così unica ed elegante.

Vitigno Autoctono di grandissima qualità, che strizza l’occhio alla tendenza del momento che vuole questi tipi di vitigni valorizzati e riscoperti.

Da provare! Ma prima leggete perché.

Prié Blanc

La zona di coltivazione di questo vitigno autoctono si estende nei comuni di Morgex e La Salle, sulla sinistra orografica della Dora Baltea.

Siamo nell’ultimo tratto della Valle d’Aosta che si apre nella Valdigne e dove s’innalza alle altezze più proibitive. I vigneti arrivano a raggiungere i 1200 m. ; tra i più alti d’Europa.

Il Blanc de Morgex et de La Salle è prodotto utilizzando esclusivamente il vitigno Prié Blanc .

Una delle sue peculiarità è quella di completare l’intero ciclo vegetativo in un periodo di tempo molto breve per cui inizia il germogliamento più tardi e giunge a maturazione prima degli altri vitigni.

Viene normalmente allevato su pergole molto basse, sorrette da palature in legno e in stupende pietre monolitiche per evitare i danni del vento e del gelo invernale, ed aiutato dalla capacità del terreno assai sassoso di immagazzinare calore durante il giorno e ricederlo nelle ore notturne.

Dal punto di vista della resistenza alle malattie, va tenuto presente che le condizioni di temperatura e di bassa umidità rendono generalmente poco allarmanti le malattie crittogamiche, infatti la necessità di trattamenti notevolmente è decisamente ridotta rispetto ad altre aree vitivinicole.

Persino la fillossera, il tremendo insetto che proveniente dalle Americhe ha distrutto sul finire del secolo scorso gran parte dei vigneti d’Europa, non ha potuto resistere all’altitudine.

E infatti, ancora oggi, mentre in tutta Europa si è vincolati ad utilizzare viti europee innestate sul “ piede ” americano, che è abituato a sopportare l’insetto per via di una multi millenaria convivenza, in Valdigne s’impiantano ancora le viti originarie, soltanto europee, senza ricorrere all’innesto.

Si usa il vecchio sistema delle “ propaggini ”: s’interra cioè in primavera un tratto di germogli della vite senza staccarlo dalla pianta e in autunno, quando si è sicuri che la nuova piantina avrà radicato, le si toglie il cordone che ancora la lega alla pianta madre.

I puristi confermano che in questi casi, in cui non si è avuto l’unione di due tipi di vite (l’americana e l’europea), l’esistenza delle piante è più sana e longeva e le caratteristiche del vino più pure e peculiari.

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Eccovi  la sua Scheda Tecnica:

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Vi lascio il link in cui vi parlo di un altro grandissimo vino , ottenuto sempre con questo vitigno: https://tatianakepos.com/2017/10/25/chaudelune-vin-de-glace/

Vi lascio anche il link della Cave Mont Blanc: http://cavemontblanc.com/

Vi consiglio una visita per capire meglio la produzione, i vini e la filosofia di produzione. Al tal merito troverete parecchi link a video utilissimi e immediati.

A presto,

Tatiana

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