Estasi culinarie di Muriel Barbery

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Ho finalmente preso la decisione di segnalarvi qualche libro. Non molti, solo quelli indispensabili e piacevoli. Quei libri che aggiungono valore alle giornate, oppure quel libri da consultare che possono servire per assicurare maggior equilibrio fisico e psichico alla nostra vita. Quest’oggi vi segnalo un libro famoso che molti di voi avranno letto e i restanti lo avranno sfogliato almeno una volta in libreria o in biblioteca.

 

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Nel nobile palazzo di rue de Grenelle, Monsieur Arthens , il più competente critico gastronomico del mondo, è in punto di morte. Il prevaricatore cinico ed egocentrico che decide le sorti degli chef più influenti, nelle ultime ore di vita cerca concitatamente di ritrovare un sapore remoto ed eccelso, un sapore provato e che ora gli fugge. Il gusto per eccellenza, quello che vorrebbe assaporare di nuovo, prima del trapasso. Ha principio così un viaggio stuzzicante e tagliente che ripercorre la carriera di Arthens dall’infanzia all’ età adulta attraverso la rievocazione  di piatti poveri e raffinatezze della haute cousine.

Vi trascrivo un paio di assaggi, e il termine assaggio è quanto più appropriato in questo contesto…

“ A volte, invece, mi lasciavo cadere sulla sabbia calda e crocchiante, subito immerso in un benessere ebete, a malapena cosciente del torpore del mio corpo e dei rumori così particolari della spiaggia, tra grida di gabbiani e risate di bambini- una parentesi di intimità nel bizzarro stupore della felicità” (…)

“ Sbagliamo a credere che la nobiltà del pane risieda nel fatto che basta a sé stesso e al contempo accompagna qualsiasi pietanza. Se il pane “basta a sé stesso” è perché è molteplice, non nel senso delle sue tante tipologie, ma per la sua essenza stessa giacché il pane è ricco, è vario, il pane è un microcosmo. In esso si incorpora un’assordante varietà, come un universo in miniatura che svela le sue ramificazioni nel corso della degustazione. L’assalto, che di primo acchito si scontra con la muraglia della crosta, dopo che ha superato questa barriera resta sbalordito dalla remissività che gli riserva la mollica fresca” (…) “ Le fessure della crosta sono come dei richiami al mondo campestre: sembrano solchi di aratro, e così ci troviamo a pensare al contadino sul far della sera, al campanile del paese, sono appena suonate le sette e lui si asciuga la fronte con il risvolto della giacca, fine del lavoro”.

Alla prossima,

Tatiana

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Estasi culinarie l’ho letto anche io! Però della Barbery ho preferito L’eleganza del riccio 😀

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    1. tatianakepos ha detto:

      Grazie del commento! Vorrei leggerlo al più presto!

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      1. Te lo straaaaconsiglio

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