Cioccolato: le origini di una tentazione

Il cacao arrivò in Europa nel 1544. Il primo paese che beneficiò delle sue meravigliose proprietà fu la Spagna, più precisamente la classe degli aristocratici e nobili spagnoli. In un secondo tempo arrivò in Francia. La principessa spagnola Anna D’Austria sposò Re Luigi XIII di Francia e portò in dote la ricetta del cioccolato. Prima di arrivare nel Vecchio Continente, il cacao ha compiuto mille prodigi nell’America equatoriale, terra da cui ha origine. I suoi frutti pregiati erano utilizzati per molteplici scopi, non per ultimo come merci di scambio al posto della moneta.

La pianta madre : preziosa e delicata.

Teobroma cacao, dal greco “nutrimento degli dei”, è un albero abbastanza delicato, necessita di suoli profondi e, con il clima caldo umido adeguato, può arrivare a misurare 12 metri in altezza. La corteccia ha colore bruno scuro, le foglie scuriscono gradualmente, i fiori sono piccoli e riuniti a gruppi sul tronco. Essi si trasformano in frutti di cacao (carbossidi) dopo circa 5-6 mesi dalla fioritura. Le carbossidi hanno la forma a cedro con una buccia rigata da 10 strisce longitudinali, contengono da 25 a 30 semi immersi in una polpa viscosa, bianca e acida. Dalla loro manipolazione si ottiene sia il cacao sia il burro di cacao. L’albero del cacao ha due raccolti l’anno. Lo sviluppo della pianta completo si ha in un decennio ed ogni pianta fornisce 1-2 Kg di semi secchi. Il cacao ha origine tra il sud del Messico ed il Guatemala e i primi ad utilizzarlo furono le antiche civiltà mesoamericane indigene. Fin da prima della nascita di Cristo si sorseggiava un liquido dato dalla lavorazione dei suoi semi, anche se di sapore totalmente differente alla cioccolata in tazza a cui siamo avvezzi. Questo liquido comune nell’America precolombiana è tutt’ora in voga in alcuni paesi del Messico, dove viene portato in omaggio alla sposa nel giorno delle nozze. Per questo genere di ricorrenza le donne passano settimane a preparare barrette di cioccolato aromatizzato con spezie destinate alla preparazione della bevanda.

Il cacao più pregiato era usato come moneta.

Nel Messico antico i semi del cacao erano usati come merci di scambio al posto del denaro. Clavigero ( XVIII secolo) – gesuita che si rifugiò a Bologna quando la Compagnia del Jesus fu cacciata dal Messico – scrisse che gli Aztechi avevano diversi tipi di “moneta-seme” con cui si potevano comprare beni. La più importante era “ una specie di cacao, diverso da quello che usavano nelle loro bevande, che circolava incessantemente da mano in mano, come tra noi il denaro …”. Anche Cortes– il conquistatore del Messico- descrisse in una lettera al re di Spagna i semi come “ una frutta simile alle mandorle (…) che stimano cosi tanto da considerarla in tutta la regione come una moneta e con essa comprano tutto il necessario nei mercati ed in altri luoghi.” Cacao, mandorle e moneta venivano addirittura tradotti con lo stesso termine in un vocabolario risalente al XVI secolo secondo la lingua otomi, usata nel Messico centrale. L’uso dei semi del cacao inteso come moneta era talmente diffuso che esistevano perfino i contraffattori. Il francescano Sahagùn racconta come i “ cattivi commercianti di cacao” vendevano semi di cacao falsi, ovvero semi piccoli che venivano lasciati a bagno in acqua perché si gonfiassero, o tostati nella cenere calda e avvolti con creta o terra umida dall’avocado. Un’abitudine tanto diffusa che nelle lingue locali, all’arrivo degli Spagnoli, erano correntemente in uso le espressioni “falsificatore di cacao” e “cacao falsificato”.

 

L’ Elisir che faceva da unione tra uomo e Divino.

Il termine “cioccolato”, sinonimo di “cioccolata”, è corrispondente, oggigiorno, ad una bevanda liquida a base di polvere di semi di cacao e zucchero. Al contrario, nelle culture pre-colombiane, al cacao venivano aggiunte varie spezie e non veniva zuccherato, cosi da risultare una bevanda tendente al salato. Il cioccolato veniva considerato “una pozione” in grado di fare da tramite fra l’uomo ed il divino. Il Frate Diego de Landa narrava, a proposito dei Maya dello Yucatan, una cerimonia durante la quale si imponeva il nome al bambino bagnandolo con acqua e cacao; una sorta di rito simile al nostro battesimo. I Maya, inoltre, adagiavano recipienti e vasetti decorati pieni di cioccolata nelle tombe come offerta ai trapassati. Molte volte gli stessi contenitori usati per i doni mostravano il glifo del cacao e il simbolo che ne indicava il sapore: bevanda dolce o amara, alla frutta, mescolata alla farina di mais o al peperoncino.

 

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Le Signore Europee, La Messa Domenicale e il Cioccolato….

Dopo la colonizzazione la passione per questa bevanda provocò ostinazione da parte della Chiesa. Le signore di San Cristobal de Las Casas ne erano diventate cosi fortemente dipendenti da non riuscire a farne a meno, nemmeno durante la Messa! Le loro governanti portavano delle grandi brocche interrompendo la funzione religiosa. A quel punto il vescovo proibì di entrare in Cattedrale con cibi e bevande, ma questo provvedimento provocò la rivolta delle armi dei cavalieri che difendevano le loro dame dai sacerdoti. Da quel momento in poi la cattedrale si svuotò a favore delle cappelle e conventi vicini dove il divieto di bere cioccolata non era ancora giunto. La guerra fredda continuò e il vescovo rese obbligatorio assistere alla Messa in Cattedrale. Non fece una bella fine! Cadde in tentazione anche lui, cedette alle lusinghe e seduzioni di tale sublime bevanda, finendone avvelenato….

 

Bibliografia

Gioffrè R. (2003) “Cioccolato. Nuove Armonie” Giunti Editore Firenze

Bottari C. e Autori Vari (2008) “ Spezie. Conoscerle e Utilizzarle” Leonardo Publishing Milano

Sitografia

http://www.choco-club.com

http://www.cioccoweb.it

 

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