Nepatella: ma voi come la chiamate?

Se c’è un angolo del mio giardino che adoro è questo, un muro alto più di 5 metri che da solo, per flora e fauna, crea quasi un ecosistema a se. La nepatella o niepitella qua fa da regina, è la pianta che regna sovrana e si auto riproduce spontaneamente.

C’è molta confusione su questa pianta, molti di voi staranno dicendo fra se e se che il nome da me datogli è sbagliato, ma in realtà questa pianta ha mille nomi  volgari, che variano a seconda della zona in cui vi trovate. Oltre al nome cambia anche un pochino il gusto visto che è una pianta molto ruspante e che assorbe molte informazioni dall’ambiente in cui vive per poter resistere e riprodursi. Durante il medioevo era utilizzata come rimedio medicamentoso per la cura del gonfiore addominale, della corretta funzionalità dell’intestino, visto che è ricchissima di fibre.

Era coltivata, come le altre piante medicamentose, nei conventi, dove vi erano le più pregiate farmacie, e nei giardini delle case. Gli impieghi erano molteplici, molti di più rispetto a quelli che troviamo in letteratura visto che le leggende su cambiano da zona in zona e di bocca in bocca.

Oggigiorno è molto impiegata in cucina e in vari modi, come aggiunta al condimento, oppure come protagonista vera e propria in frittate e cucinata con i funghi.

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Lo spirito di adattamento è la sua forza.

Certo è che la natura è molto differente in tutte le sue forme. Anche noi umani lo siamo ma crediamo di essere tutti uguali quando invece siamo tutti diversi. Ci sono delle persone che sono sane e belle eppure mangiano poco, non usano trattamenti di bellezza e fanno molta fatica fisica per vivere. Se non ci credete , guardate le foto degli umani del sud del mondo che NON vivono in città caotiche e capirete. Qualcuno afferma che è una questione di DNA, altri di etnia. Può darsi tutto ma parlando con queste persone si capisce che hanno spesso e volentieri un qualcosa in più. Una forza interiore, un ascolto di se più alto e capacità di adattamento e abbandono alle condizioni che hanno intorno maggiore rispetto popoli occidentali, abituati a compiangersi per nulla. E questa reazione piagnucolosa ci indebolisce psicologicamente, oltre al fatto che non captiamo più i segnali a noi favorevoli e diamo molto spazio a quelli sfavorevoli, ingigantendoli e nutrendoli fino a farli diventare obesi. Vogliamo finire questa nostra vita disperati morendo come martiri?

Non siamo uguali, c’è anche chi non si è fatto fregare e non è divenuto pecora ma è rimasto un raro esemplare di caprone di montagna. Una animale solo e forte.In pianura c’era chi diceva alle pecore cosa fare, dove andare, come comportarsi. Lui si non si è chiesto il perché o il percome; si è comportato seguendo la sua natura. Non poteva fare la pecora, era nato caprone di montagna! Non si è neanche neppure posto il problema! Non si è ribellato a ciò che vedeva, oppure è sceso in pianura per dire a tutti :“ vi stanno fregando!”. No. Il caprone non spreca neanche l’ energia per dire agli altri “guardate come sono bravo io, invece voi avete dato la vostra vita in mano ad un burattinaio travestito da pastore!”. La usa per salire più in alto, per cercare cibi prelibati, cercare qualche bella femmina selvatica, e godersi l’aria fina e meravigliosi panorami.

Non siamo tutti uguali. Anche la nepitella lo sa. Ogni sua singola cellula di intelligenza sopraffina e bellezza universale lo sa. Ma non è un sapere ostentato e vanitoso. E’ un sapere profondo. Lei sa che ha bisogno di poca acqua e si spinge sempre più a colonizzare ambienti ancora più aridi. Lei non comunica  alle altre piante cosa devono fare per vivere bene perché le altre piante sanno cosa è meglio per loro. Noi lo sappiamo? Osserviamo il mondo vegetale e animale e cerchiamo di carpirne i messaggi.

Alla prossima!

Tatiana

 

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